Correva l'anno 1958, me lo ricordo bene perche avevo vent'anni ed ero in licenza militare.
E in quella lontana estate la notizia-bomba fu solo una: gireranno un film ai Castelli Gualino, sarà un film di vampiri, da “paura” ma non troppo perchè gli attori saranno il “Dracula” Christopher Lee, Renato Rascel, Sylvia Koscina, Lia Zopelli (fra noi ragazzi un volto noto per il “Carosello” delle caramelle Charms con Enrico Viarisio e Franco Volpi).
Subito sperammo che ci fosse posto per qualche “comparsata”, naturalmente retribuita, e così fu, perchè un pomeriggio la troupe cominciò a reclutare tanta gente del posto.
Eravamo tutti studenti, alcuni di noi anche studenti-lavoratori, ancora indecisi su cosa fare nella vita, ma prima di tutto eravamo – tutti – con poche lire in tasca, praticamente “misci”, anche se personalmente, non me la passavo maluccio. Nei momenti liberi giravo su e giù per i treni vendendo agli studenti, nella tratta da Chiavari a Camogli, riviste, sigarette, dolciumi con i quali raggranellavo qualche soldino che mettevo da parte. E grazie a questa mia attività, a questo darmi da fare, che ho potuto comprare diverse grosse moto usate, che Nanni, un anziano garagista di Chiavari, ritirava dai contadini dell'entroterra in cambio di una “Topolino” o di una “Giardinetta”.
Erano, lo avrete capito, tempi eroici. Tempi in cui per far colpo su una ragazza si affrontavano imprese, ma soprattutto si facevano “belinate” memorabili. Che cosa poteva esserci, perciò, di più “In”, si direbbe ora, di più interessante agli occhi di qualche giovane “foresta” se non partecipare in qualche modo a un interessante film? Anche il titolo era accattivante: “Tempi duri per i Vampiri”. E anche per qualcuno di noi lo erano veramente.
Scoprimmo subito, con un po di invidia, che qualche personaggio locale si era fatto avanti: il mitico ed erculeo Cinin (sigaro cubano perennemente acceso,130 chili di stazza, montati su bici da corsa) e il re dei vitelloni sestresi Gin Garibotto, detto “penelezza”.
Ricordo che arrivai ai castelli a bordo di un'antica moto Bianchi 500 Ala D'oro, aria seriosa da mezzo prete, lenti a fondo di bicchiere, molta parlantina e faccia tosta da vendere. Là trovai il mio compagno di liceo Fabio Ravazio.
Insieme riuscimmo ad inserirci nel gruppo dei vampiretti-truffatori, che dovevano lanciarsi dalla corriera a strapiombo sul mare.
Era la prima volta che Christopher Lee accettava un ruolo dai risvolti comici. Renato Rascel, interprete principale nel ruolo del conte Osvaldo Lambertenghi era passato da Sestri Levante nel 1956. Si era naturalmente innamorato dell'antica isola dei Castelli e quando gli venne proposto questo film, pensò subito ai saloni e alle torri Gualino.
La storia è ancora oggi simpatica e piacevole. Oppresso dai debiti, il povero conte Osvaldo è costretto a vendere il suo splendido castello, che verrà trasformato in un grande e lussuoso albergo, ma con tante complicazioni e colpi di scena.
Per i nostri ruoli, io e Rovazio strappammo alla produzione 75 mila lire a testa per due serate di tuffi-vampireschi. Non avevamo mai visto tanti soldi tutti insieme.
Il film ebbe un discreto successo, tanto è vero che ancora oggi ogni tanto “passa” sui circuiti televisivi.
Finì oltretutto in gloria per il sottoscritto, che tornato finalmente in possesso degli occhiali, venne caricato, vestito da vampiro e gocciolante di acqua di mare, su un carretto di pesce addobbato di nero con lunghi festoni, e dopo essere stato scarrozzato per tutta Sestri, insignito del titolo di “mister Dracula”, con gran dispiacere per la mia famiglia.

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